Si va, ovviamente dalla conferma delle grandi opere da realizzare, in primis il ponte sullo stretto di Messina, ad iniziative di carattere economico-finanziario di più ampio respiro. Cassa del Mezzogiorno, cassetta del Mezzogiorno, Agenzia del Mezzogiorno, deposito bagagli del Mezzogiorno. Ancora non si sa bene come si chiamerà ma, al di la del nome, dovrebbe essere una riedizione in salsa berlusconiana e tremontiana della defunta Cassa del Mezzogiorno di democristiana memoria. Anche se tutti spergiurano che non sarà così.
L’estemporaneità di queste azioni, che paiono essere più il tentativo di bilanciare le clamorose e talvolta incostituzionali concessioni al nord, dimostra quanta poca analisi politica vi sia dietro le proposte.
In primo luogo si dovrebbe procedere ad una bonifica seria del territorio. Approvato il pacchetto sicurezza, ancorché con alcuni inasprimenti delle sanzioni per reati di associazione mafiosa, il Governo continua sulla falsa riga delle azioni di chi lo ha preceduto. Inasprimento delle sanzioni ma niente di realmente concreto sul fronte repressivo e, soprattutto, preventivo.
Anzi. L’ondata di miliardi di euro, prima coi fondi per le aree da sviluppare, i famosi FAS, unita alla marea di soldi pubblici per infrastrutture non risolutive dei deficit siciliani, come il ponte sullo stretto, avrà, c’è da giurarci, l’effetto di rivitalizzare l’economia legata agli affari di Cosa Nostra. Sembra quasi, il dubbio è soltanto ipotetico, che il Governo tenti di bilanciare la non abolizione del 41 bis.
Di fatto, prima di nuovi fondi al mezzogiorno, alla Sicilia; prima dei militari nelle città; prima del pacchetto sicurezza, o quantomeno contestualmente, il Governo avrebbe dovuto provvedere alla bonifica delle istituzioni meridionali. La riforma del sistema elettorale non era né è secondaria rispetto al quadro delle azioni complessive per questa bonifica. Impedire l’accesso nelle istituzioni, a qualsiasi livello, di pregiudicati e condannati, avrebbe questo si inferto un duro colpo ai collegamenti che garantiscono il controllo di Cosa Nostra sulle amministrazioni locali e regionali che, con la riforma delle autonomie, restano i veri snodi nevralgici di gestione dei finanziamenti statali per il territorio.
In secondo luogo intervenire sulle disposizioni di controllo dell’affidamento degli appalti pubblici, provvedendo ad investire le prefetture e le questure dei compiti di garanzia e controllo preventivo, necessari quando si vuole che il pubblico danaro arrivi realmente a destinazione. Certo questo avrebbe aggravato il lavoro delle prefetture e, soprattutto, delle questure e quindi sarebbe emerso in tutta la sua drammaticità lo stato di grave sofferenza di queste istituzioni nelle diverse zone del sud: mancanza di risorse, uomini e mezzi.
Ed infine evitare assolutamente la riedizione di istituti, quali appunto la Cassa del Mezzogiorno, che hanno drenato risorse e le hanno in gran parte sperperate se non direttamente riversate nelle tasche delle cosche.
Esistono istituti snelli e non per questo meno affidabili, anzi più facilmente gestibili, che potrebbero più agevolmente definire le priorità sugli appalti.
La bonifica del Mezzogiorno non è un’offesa al mezzogiorno, ai meridionali. Anzi. Sono proprio i meridionali, noi terroni, che la chiedono. Perché in questo belpaese è urgente togliere al nord l’alibi di un sud sperperone, mafioso e fannullone.
Siamo infatti persuasi che il vero ed unico partito del Sud esiste già ed è composto da tutti i meridionali che vogliono riappropriarsi del proprio presente prima che del futuro prossimo.
Né tantomeno può valere la furbata del partito del sud che vorrebbe così racimolare i consensi di appartenenza geografica.
Non abbiamo bisogno di una rediviva Cassa del Mezzogiorno né con funzioni economico-finanziare, né, leggasi partito, con funzioni politiche.
Liberarsi dal giogo mafioso è possibile nella misura in cui sarà possibile liberarsi dal giogo di questa politica e di questi partiti, partito del sud incluso.
Siamo storicamente troppo avvezzi alle dominazioni per non riconoscerne una nuova quando si sta presentando. Non serve una “Lega del Sud”, non serve proprio. Non vogliamo fotocopiare ciò che ci fa schifo, politiche razziste e xenofobe che non appartengono a noi che del Mediterraneo siamo figli.
Ed il Mediterraneo è il mare d’Europa. Semmai siamo per il superamento di questi confini mentali e ideologici perché siamo e ci sentiamo già europei. Per questo chiediamo la bonifica, chiediamo che non ci vengano fatti sconti e che ci sia rispetto della nostra storia e delle nostre tradizioni. Perché è nel rispetto di queste che si può facilmente comprendere quanto storicamente siamo distanti da politiche che offenderebbero la nostra cultura.