Mercoledì 8 Settembre 2010
GianlucaFiusco.it


Cari vecchi "terroristi"

In questi giorni, tra le tante mail che hanno affollato la mia casella di posta elettronica, c’č ne era una che mi invitava a iscrivermi all’ANPI.

Per chi non lo sapesse l’acronimo ANPI si traduce in Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ed identifica l’associazione di partigiani, costituita già nel 1944, cioè durante l’occupazione nazifascista del nord dell’Italia. Cioè mentre ancora infuriavano le ultime bombe della guerra combattuta, prima che iniziasse una guerra, ancora più feroce: la guerra del revisionismo.

Ne facevano parte e tuttora ne fanno parte uomini e donne che, ribellatisi alla dittatura ed alla guerra, con azioni concrete iniziarono a contrastare il regime fascista e l’occupazione nazista seguita all’arresto del duce: i partigiani appunto.

Azioni concrete che, allora si tradussero anche nell’imbracciare armi e bagagli, darsi alla macchia, rischiare quotidianamente la vita in nome di un’ideale, quello della libertà e della giustizia, che il regime fascista aveva bandito dal paese.

Certo, ci fu chi sparò e chi diede sostegno e copertura a chi sparava. Chi si consacrava alla causa della libertà sapeva che avrebbe dovuto nascondersi, fuggire, non avrebbe più avuto un riparo e la sua vita sarebbe stata quotidianamente in pericolo. Avrebbe dovuto mentire, cambiare identità, vivere di stenti, partecipare alle azioni di guerra contro fascisti e nazisti, finanche organizzare azioni di vera e propria guerriglia o di terrorismo.

La delazione sarebbe stata il suo nemico più temibile e il tradimento gli avrebbe aumentato le ore di veglia e diminuito quelle di sonno.

Tutto questo in nome di un’ideale, la libertà da ogni forma di tirannia, e di un obiettivo, la democrazia.

In fin dei conti ogni guerra di liberazione segna la volontà di passaggio da un regime totalitario ad una nuova forma di organizzazione sociale che ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni sociali e l’estensione dei diritti a chi ne era stato escluso in precedenza.

Le forme e i modi di questa guerra sono, come in tutte le guerre, molteplici e cruenti. Una guerra innanzitutto si combatte. Inutile dire che nella guerra di liberazione, come in ogni guerra, ci furono morti, feriti, tragedie che colpirono tutti.

Ma, innanzitutto, la guerra di liberazione ci fu perché c’era stato il fascismo, la dittatura fascista. Questo passaggio è utile ricordarlo perché spesso si tende a dimenticarlo, quasi che la lotta partigiana fosse stata un’improvvisazione inutile.

Così come è utile ricordare che la guerra partigiana esplose e si diffuse perché divenne il modo, dapprima per pochi, e poi per i sempre più numerosi italiani, per permettere che l’Italia diventasse un paese moderno e democratico. Perché i molti che, in principio, pure guardarono con favore all’avvento del fascismo come la possibilità per il paese di un governo che, col piglio autoritario, permettesse di avanzare verso il futuro con la forza necessaria per non restare indietro, iniziarono a comprendere il disastro in cui si erano cacciati.

I partigiani furono considerati terroristi e come terroristi combattuti. Una guerra fratricida. Di liberazione, ma di italiani contro italiani, tra italiani innanzitutto.

Tutte le rivoluzioni hanno rappresentato l’esplosione di grandi speranze di riscatto, soprattutto per le masse che, storicamente, vivevano l’esclusione dal progresso, schiave del bisogno e senza diritti. Non tutte le rivoluzioni sono state fedeli alle premesse per cui erano state invocate. Molte hanno persino tradito gli ideali per cui pretendevano di battersi.

È indubbio però che le speranze che hanno ammantato la parola rivoluzione sono servite per restituire, anche solo per un attimo, la possibilità di credere che il cambiamento era possibile davvero.

Così come è indubbio che quando un Governo perde di vista il “bene comune” e si concentra sul particolarismo di chi ne fa parte, che diventa cioè consociativo al suo interno e con coloro che sono pronti ad applaudire e mai a contestare, diventa un Governo forte sul piano del “controllo del potere” ma debole, debolissimo sul piano della democrazia.

Quando cioè un Governo confeziona leggi che garantiscono più diritti per pochi e meno libertà per i molti, sottopone la comunicazione di massa, come ad esempio internet, a controlli e censure mai udite in un sistema democratico, quando sottopone ogni cittadino al vincolo di un presunto ordine pubblico per passare al setaccio la privacy di ciascuno, questo Governo ha passato l’argine che divide l’abuso del potere dalle forme di regime assolutistico.

Ecco così che un Governo si pone come peggior nemico della democrazia perché, chiamato a difenderla, ne abusa e la usa contro la maggioranza dei cittadini, la trasforma per renderla la negazione stessa della democrazia.

Quando un Governo paventa la sostituzione della Carta Costituzionale, minaccia revisioni e utilizza come arma di intimidazione il mandato elettorale e le maggioranze parlamentari, di fatto questo Governo si pone contro il popolo stesso.

Ed il popolo, anestetizzato, abbisogna di minoranze organizzate che lo aiutino ad uscire fuori dal guado in cui vive e che, proprio perché ci vive, non riesce a vedere.

E queste minoranze, ieri erano i partigiani, ed oggi?

Oggi viviamo in una condizione di perenne intimidazione. Ogni parola, frase, gesto, pensiero viene artefatto per farne un pretesto e ridurre, millimetro dopo millimetro, le libertà democratiche.

Dov’è la libertà di parola se, appena si scrive qualcosa che al manovratore dispiace, subito si viene tacciati di terrorismo e, come in una continua emergenza democratica, banditi dal pianeta legale per essere ricacciati, a suon di leggi apposta confezionate, nel sottobosco di una illegalità elastica? Che si allarga e si restringe a piacimento. Perciò quanti oggi vivono nel pianeta della legalità, domani, appena oseranno esprimere un pensiero ad alta voce, si ritroveranno nell’oscurità dell’illegalità.

Dove è la libertà di pensiero e di associazione se persino le comunità virtuali che condividono la critica contro questo o quel Governo, vengono chiuse come le peggiori stamberghe dove si nascondono assassini e ladri, i peggiori assassini e ladri?

Abbiamo oltrepassato l’emergenza democratica ed il nostro paese è già nella fase due del regime.

Le voci profetiche sono oggi voci terroristiche. Chi, in questo regno di ciechi, ha finanche un solo occhio con cui intravede il pericolo, è un terrorista ed un sovversivo che va confinato in una qualche maniera e da qualche parte.

Perciò mi autodenuncio. Denuncio in me e con me la possibilità, come cittadino italiano che ha aderito, con la nascita, la vita e la passione civile per questo paese, alla sua Costituzione, io possa, come ultimo gesto di libertà, ricorrere a quanto più ho aborrito nella mia vita, la violenza, per difendere quei valori e quei principi fondamentali che la nostra Costituzione ha sancito e che sono oggi vilipesi e quotidianamente uccisi.

Denuncio in me e con me il ripudio di ogni falsità che vorrebbe definire terrorista chi lotta per difendere il proprio paese dalla barbarie e dalla corruzione che distrugge le istituzioni.

Denuncio in me e con me la volontà rivoluzionaria che vorrebbe vedere l’Italia un paese normale, umano, dove valori come solidarietà, rispetto, libertà e giustizia prevalgano sulla pratica della disonestà, dell’ignoranza e dell’intolleranza che si sono ritagliate un diritto di cittadinanza dentro i parlamenti e i Governi.

Denuncio in me e con me la pratica quotidiana della speranza contro ogni forma di violenza mafiosa che di nuovo, e con la forza dell’ambiguità che questo Governo sta mostrando nella lotta alle organizzazioni criminali, ha ripreso ad uccidere il mezzogiorno di questo paese.

Denuncio in me e con me l’esercizio culturale quotidiano all’accoglienza di chi fugge, di chi è schiavo, dei molti miei fratelli e sorelle, esseri umani come me cui, per la colpa di questo occidente che tutto fagocita e distrugge, è stato negato un futuro nel proprio paese ed è stato costretto all’emigrazione coatta.

Denuncio in me e con me il diritto all’esistenza come essere umano che ha l’obbligo di vivere come uomo tra gli uomini, di combattere l’esclusione e la prevaricazione, di difendere il prossimo, anche il prossimo che verrà domani, fossero i miei figli o i figli degli altri, per garantire a quanti verranno un paese migliore, il migliore che possiamo e non il peggiore che stiamo costruendo.



Inserito il 20/01/2010 00:08 da Gianluca Fiusco - Stampa Pagina




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