Berlusconi assolve prima Bertolaso, poi Verdini e, a ruota, tutti gli altri. Ma, contemporaneamente giura (forse di nuovo sui suoi figli?): “Liste pulite, non ci saranno corrotti”. Ad esclusione, chiaramente, dei corruttori. Su quelli, Berlusconi, non ha detto niente. E niente, presumibilmente, dirà mai.
Lui, del resto, assicura che non siamo alle porte di una nuova Tangentopoli. Gli italiani, quindi, stiano tranquilli: lo ha detto Berlusconi.
Carico di cotanta infallibilità divina, da far impallidire persino il romano pontefice, Berlusconi assurge, all’interno di uno scenario prettamente laico, a rappresentante politico dotato di poteri mistici.
Il gergo, il linguaggio del resto, è quello proprio della chiesa. Partito dell’amore contro la sinistra dell’odio; lezioni di moralità contro l’immorale laicismo della sinistra e così via.
La furia verbale del premier, ha un tono quasi apocalittico, come sempre del resto. Salvo poi scaricare sugli altri le conseguenze che derivano da questo linguaggio da “guerra dei mondi”.
Berlusconi ha costruito ad arte una società impaurita, un clima da caccia alle streghe. Di conseguenza chi oggi si “convertirebbe” al comunismo? Chi si direbbe di sinistra?
Perbacco ma che popolo siamo diventati! Impauriti e schiavi di un ultrasettantenne miliardario che è esattamente il contrario di quegli operai assisi sugli edifici di Termini Imerese, piuttosto che delle impiegate nei call center oggi disoccupate.
Un signore vittima dei suoi vizi più che delle sue virtù. Viziato, perciò stesso arrogante e delirante.
Prima del cambiamento elettorale bisognerebbe iniziare dal cambiamento quotidiano. Rifiutare l’intimidazione giornaliera e tornare a conquistare la propria dignità rivendicando le proprie idee. Si chiamino comuniste, socialiste, radicali, repubblicane e via dicendo.
Non è vero che schierarsi è roba d’altri tempi. Schierarsi significa essere democratici. Così democratici da credere ed agire come se il sistema davvero garantisce a tutti quanti il diritto di cittadinanza. Diritto senza prevaricazione di una idea sulle altre. In cui essere comunista non significa subire il pubblico linciaggio per i crimini di Stalin che, peraltro, i comunisti per primi hanno denunciato, non certo i piduisti oggi al Governo.
PS. Mi dicono che a Sanremo è arrivato secondo Emanuele Filiberto di Savoia. Lo stesso che voleva essere risarcito dall’Italia per presunte confische ai danni della sua famiglia. Famiglia che ha trascinato il paese prima nell’epopea fascista e, con questa, nella seconda guerra mondiale.
Mi dicono che ha cantato “Italia amore mio” probabilmente con lo stesso tono con cui il padre si rivolgeva alle squillo che, pare, forniva al Casinò di Campione d’Italia.
Per dirla con Dante: Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!
Inserito il 21/02/2010 23:20 da Gianluca Fiusco - Stampa Pagina
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