Mercoledì 8 Settembre 2010
GianlucaFiusco.it


L'avvocato del diavolo

Lasciate perdere Di Girolamo. Lasciate perdere l'ex senatore della destra che rendera' conto dei suoi traffici alla magistratura.

Mi interessa di più tal Gennaro Mokbel. Questo imprenditore che si adopera, probabilmente mettendoci alcuni danari, per l’elezione di un senatore del Pdl, Di Girolamo appunto, e che poi, nelle intercettazioni, rimbrotta proprio il Di Girolamo così: "...da 'sto momento la tua vita e'questa... Senato, viale Parioli, viale Parioli, Senato e a casa ... poi da viale Parioli si decide ... cò chi devi sta a pranzo, co chi devi sta a cena, chi devi incontrà, ... chi dobbiamo vedé, i viaggi che se demo fa ... se lo capisci, bene ... senno vattene pé i cazzi tua, prendi un milione e cento, mettemo un altro, non c'ho tempo da perde ...". Ovvero: “…da questo momento la tua vita è questa… Senato, viale Parioli, viale Parioli, Senato e a casa… Poi da viale Parioli si decide… con chi devi essere a pranzo, con chi a cena, chi devi incontrare,… chi dobbiamo vedere, i viaggi che dobbiamo fare… se lo capisci, bene. Altrimenti puoi andare dove ti pare, prendi un milione e cento (euro, ndr.) e noi mettiamo un altro, non ho tempo da perdere…”.

La domanda è: chi è quest’altro che avrebbe eventualmente preso il posto di Di Girolamo? Ed ancora: ma se questo Mokbel è così potente perché affidarsi solo ad un senatore? È sufficiente infiltrare un senatore e “pilotare” favori a vantaggio delle proprie aziende?

A me pare che questa nuova vicenda di corruzione e politica aggiunga forse molto al gossip ma, di fatto, ben poca cosa alla storia di questo paese. Una storia che vede altre macchie di fango imbrattare un vestito già logoro e consunto.

Se davvero è così facile infiltrare gente che cura gli interessi di lobby criminali e singoli imprenditori, c’è da chiedersi cosa sia cambiato nel sistema del ’92 ad oggi.

Forse la domanda, così come la risposta, potrebbe apparire scontata, tuttavia è utile continuare a porsela. Che i Parlamenti non siano immuni da problemi di questo tipo, è abbastanza evidente. E forse anche giusto. Del resto in parlamento siedono i rappresentanti del popolo. E non è una novità che l’Italia, con un’evasione fiscale che supera i 300 miliardi di euro all’anno, dopo alcune dittature sudamericane di altri tempi, alcuni stati dell’ex blocco sovietico e alcuni governi fantoccio dell’Africa, sia lo stato occidentale con il più alto livello di corruzione che una democrazia possa accettare.

Nel Parlamento italiano siedono i rappresentanti del popolo. Di quello stesso popolo che evade le tasse, cerca le leggi ad personam, rivendica i decreti interpretativi per supplire all’incapacità di presentare le liste (anche io ho avuto modo di presentare liste elettorali - di sinistra - e le regole per me erano così chiare che non ho mai rischiato l’esclusione perché le ho rispettate), etc…

Siamo ad una nuova tangentopoli? Credo di no. Come dal capitalismo al liberismo, noi abbiamo fatto il grande salto: da tangentopoli a corruttopoli. Bertolaso, Di Girolamo, ma ci metterei tutti i dimenticati dell’affaire Telekom Serbia, gli spioni a cottimo come Igor Marini, o gli scandali bancari, i vari Fiorani, Consorte e compagnia cantando.

In realtà il sistema non è stato bloccato con le inchieste del ’92. E forse non si è nemmeno evoluto. Diciamo che si è perfezionato. Ha cercato un appoggio politico continuo ma anche una produzione legislativa che lo mettesse al riparo dai rischi che nel ’92 devastarono la politica italiana.

Mokbel dice quello che probabilmente avrebbe davvero fatto e che altri fanno: possiamo infiltrare chi vogliamo e come vogliamo. C’erto ci sono i corruttori, ma ci sono anche i corrotti. Chi, cioè, si presta a farsi corrompere.

È l’Italia che ne sta uscendo con le ossa rotte. Come nel ’92. E qui tutti farebbero bene a stare attenti a dedicarsi allo sport del lancio delle monetine, così come su Craxi. Per almeno due motivi: lanciare centesimi è ridicolo perché leggeri, e gli altri tagli sono troppo preziosi; perché la complicità è così estesa che tra quei lanciatori di oggi alcuni potrebbero essere con le manette ai polsi domani.

Resta la difesa della Costituzione. Davvero. Sembra un paradosso o un’ipotesi riduttiva ma è la possibilità più concreta che abbiamo per non sprofondare. Ripartire dalla Costituzione per rifondare uno stato moderno, libero da queste ombre e dai lacci delle corruttele che, oltre agli indagati, legano i controllori, presidenti parlamentari, commissioni di vigilanza, antimafia e legalità perché palesemente incapaci di vigilare innanzitutto su loro stesse.



Inserito il 06/03/2010 16:48 da Redazione - Stampa Pagina




Commenti
Lascia anche tu un messaggio, cliccando qui!

Valid CSS!
Menu Properties